[LUNGO] domande su barca a vela

May 24, 2004 21 Replies

Ho una barca a vela per principianti, una Beaufourt (vedi

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E' la mia prima barca RC e per ora l'ho usata solo due volte. Nella navigazione ho riscontrato qualche "problemino" che mi piacerebbe discutere con qualche esperto.



Il primo problema è che con vento debole la barca fatica a virare, a volte la prua rimane controvento e non ne vuole sapere di passare dall'altra parte, mi tocca poggiare per riacquistare velocità e ritentare. Nessun problema per quanto riguarda la strambata, ho notato che il cambio di mura viene effettuato prima dal genoa e successivamente dalla randa, non so se sia giusto ma è un comportamento molto utile per fare la configurazione "a farfalla" con vento di poppa, andatura in cui la barca conserva un'eccezionale manovrabilità.



Il secondo problema è molto più grossodel primo... mentre navigavo di bolina ad un certo punto è rinforzato il vento che soffiava dal lago alla spiaggia. Da principiante del wind-surf, ho sempre ritenuto il "vento di mare" la condizine ideale (in termini di sicurezza) per navigare, visto che in caso di difficoltà ti riporta a riva... ma non è così per la mia barca a vela! Col vento sostenuto la barca ha perso manovrabilità, rimanendo di bolina ed allontanandosi sempre più dalla riva! Lavorando a fondocorsa col timone (che ha un'escursione di circa 45 gradi per lato) non riuscivo ne a virare, ne a poggiare se non di una decina di gradi. Se lascavo le vele la barca orzava ulteriormente e la bugna finiva in acqua ma non c'era verso di invertire la rotta. Ho passato momenti di terrore in cui vedevo la barca diventare sempre più piccola, per fortuna ad un certo punto è calato il vento, ho riacquistato manovrabilità e sono riuscito a tornare a riva.



Ma come mai con vento forte si comporta così? Cosa devo mettere a punto?



Grazie per eventuali risposte.


Con la mia barca ho risolto il problema riducendo la superfice del fiocco, avevo i tuoi stessi problemi, con l'andatura di bolina il timone non rispondeva più e non si riusciva ad orzare. ciao Massimo Bison "GeCo" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@uni-berlin.de...

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Ciao, non so i termini tecnici, però sulla mia Rubin (Graupner) avevo problemi simili che si sono risolti variando l'ìinclinazione dell'albero cioè se andando girava da sola nella direzione del vento e non si riusciva a virare inclinavo lìalbero in avanti (se non ricordo male) se invece apriva troppo, inclinavo indietro. è tutto un gioco di equilibrio, fai due prove e noterai differenze vistose. ciao francesco

"Massimo B." ha scritto:

Per quanto riguarda la virata con vento debole il tuo ragionamento è giusto: il fiocco è poggiero quindi, riducendone la superficie, la barca dovrebbe orzare più facilmente. Resta il problema (e il mistero) del comportamento con vento forte: la barca resta "inchiodata": non orza e non poggia! Secondo te è sufficiente l'escurzione del timone di 45+45 gradi? Pensa che aerei si parla di 10+10 gradi!

"Francesco Stefenelli" ha scritto:

Praticamente hai usato il sistema del wind surf (che non avendo il timone orza inclinando l'albero verso poppa e poggia inclinandolo verso prua) Hai dovuto montare un altro servo e incernierare l'albero per poterlo inclinare giusto? E' una buona idea ma non mi sembra una soluzione molto realistica per una barca a vela, e poi mi sembra un po' complicato da realizzare... cmq grazie.

Ma voi dove andate a "navigare"? Qualcuno frequenta lago di Varese, lago Maggiore o il Lario?

Secondo me riducendo il fiocco la manovra migliora anche con vento forte, comunque per facilitare la manovra puoi lascare la randa e contemporaneamente dare timone, in questo modo lo scafo farà perno sulla deriva e virerà piu facilmente, in pratica vedrai girare lo scafo e la randa ti sembrerà immobile dopo i primi 90 gradi di virata comincia a cazzare la randa il vento farà il resto. di timone più ne hai meglio è, dipende dalla velocità della barca, in caso di buco di vento lo puoi usare per remare dando tutto dx sx devi controllare anche il centro velico: con la barca in acqua di profilo di fronte a te senza vele e albero, prendi un bastoncino abbastanza lungo e spingi lo scafo appoggiando il bastoncino sulla fiancata, devi trovare il punto dove spingendo lo scafo, esso si allontana parallelamente senza tentare di ruotare, quella è la posizione di partenza dell'albero poi si tratta di spostarlo poco avanti o indietro per avere la barca più orziera o poggera. l'importante comunque è di fare una modifica alla volta e verificare il risultato ciao Massimo Bison "GeCo" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@uni-berlin.de...

"Massimo B." ha scritto:

Proverò, ho notato infatti che lascando le vele la barca tende ad orzare, quindi dovrebbe virare più facilmente. Resta il problema che domenica, appena si è alzatro il vento, per portare il modello a riva avrei dovuto condurre con andatura di poppa o perlomeno al lasco ma non c'è stato verso di poggiore per uscire dalla bolina. Se non fosse calato il vento a quest'ora la barca si troverebbe sperduta dall'altra parte del lago :-) Secondo me una cosa interessante da fare sarebbe quella di comandare fiocco e randa con due servi diversi, voglio vedere se poi cazzando tutto il fiocco e mollando completamente la randa il modello non poggia!

Cmq proverò a controllare il centro velico come mi hai detto, se è giusto proverò a regolare il fiocco in modo che sia più lasco rispetto alla randa o viceversa e vedrò cosa succede. Se il centro velico fosse sbagliato non ho la minima idea di come fare a spostare l'albero :-)

GeCo ha scritto:

So che qualcuno va a Corgeno, sul lago di Comabbio, sicuramente i soci ANVO, però saltuariamente, ci sono stato anche io una volta, poi ho messo tutto in cantina, non ho proprio tempo. Tu di dove sei? Io di Varese ciao Danilo

"GeCo" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@uni-berlin.de...

E una regolazione normale anche in una vera barca. Non so' come si scriva ma si pronuncia "rec". La ragione perche' una barca con vento forte tenda ad orzare e a straorzare, e' che inclinandosi sotto l'effetto del vento, il centro di spinta si sposta all'esterno dello scafo imprimendone quindi la rotazione al vento. Non conosco i modelli navali ma mi pare probabile che con molto vento si stendano anche con vele lasche. Avere la regolazione separata delle due vele migliorerebbe parecchio la manovrabilita' in certe situazioni e con le radio computerizzate sarebbe facile attivare o meno le miscelazioni per renderle indipendenti o linkate. Per veleggiare con vento forte ci vuoler comunque un notovole momento raddrizzante ergo molto peso in fondo. Ovviamento una barca da vento non veleggiera bene senza vento...

-- Ciao da Marco m&m.

"Marco m&m" ha scritto nel messaggio news:QJ2tc.74068$ snipped-for-privacy@twister1.libero.it...

Naturalmente e' una regolazione di base da fare in porto od in cantiere e non certo in mare...

-- Ciao da Marco m&m.

Legnano. Ma com'è Comabbio a livello di vento? Io tra due settimane dovrei andare qualche giorno a Colico, li si che è una figata!

"Marco m&m" ha scritto:

Se con vento forte di bolina lasco le vele la barca si "tira su" parecchio, però orza ancora di più.

La mia è una normale 4 canali (senza miscelazioni) potrei lasciare le vele linkate per la navigazione normale, ma IN PIU' aggiungere su un canale libero un servo che cazzi il fiocco solo in caso d'emergenza. Non voglio rischiare ancora far sparire il modello dietro l'orizzonte :)

GeCo ha scritto:

Hai chiesto alla persona che ne sa meno di tutti,ho fatto un modello che ho usato una volta sola, e ci sono stato una volta sola, non mi sembra una zona ventosa, ma potrei sbagliare, è frequentato da soci ANVO e un altro gruppo che fa vela, ma non ho idea di chi siano. Dovresti provare a sentire in sede ANVO a Castellanza. ciao Danilo

"GeCo" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@uni-berlin.de...

A distanza la diagnosi e' un po' difficile. Bisogna vedere quanto rimane stesa. 20° sono gia' tanti. In generale e' normale che le imbarcazioni siano orziere.

Pensare che cazzando il genoa la barca diventi poggiera e' un errore che fanno in molti. Sotto raffica anche la vela di prua fa orzare ed anche arrivare a straorzare. Con vento forte la vela di prua dovrebbe essere un olimpico ed in burrasca la tormentina. Naturalmente sto parlando di barche vere e non di modelli. Veleggiando nella realta' in certe condizioni si vira solo d'abbrivio. Si cerca di prendere velocita' e si vira anticipando leggermente la lascata delle vele. Dubito che un modello riesca a fare questa manovra visto la scarsa massa e l'altrettando scarsa inerzia. Prova a fare come hai detto usando un canale per controllare in genoa poi fa delle prove... Potresti anche tentare di mettere un servo in modo che si possa portare il genoa a collo, cioe nelle mura opposte senza virarlo del tutto per facilitare la manovra. Di solito questo si fa lascando contemporaneamente la randa in condizioni di scarso vento ma in un modello potrebbe funzionare anche con vento forte.

-- Ciao da Marco m&m.

Più o meno sì, io posso variare l'inclinazione dell'albero variando il punto di attacco all'interno dello scafo, e agendo sui tiranti che vanno dalla cima dell'albero alla prua e alla poppa, il tutto va ovviamente fatto a terra, non c'è alcun bisogno di servi. ciao francesco

"Marco m&m" ha scritto:

Accidenti, a questo punto non ci capisco più nulla...

Ma come sono fatte queste vele? più grandi? più piccole?

Io una volta sono andato in barca a vela, e ho anche passato una notte in burrasca (mare forza 8/9), per quanto riguarda le vele... ammainate e via di motore a basso regime, andatura alla cappa, 5 vomitate in una notte :-P

Ma qui di quale manovra parli? La virata in caso di scarso vento o la "poggiata di emergenza" in caso di forte vento? (a me interessa soprattutto la seconda)

"GeCo" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@uni-berlin.de...

Il fatto che il genoa sia prua puo' far pensare, ed in parte e' cosi', che la barca poggi cazzandolo. In realta' la componente di spostamento avanti del centro di spinta e' molto minore della componente di spostamento all'esterno rispetto al fulcro della barca. Ergo la barca orza... spero di eesrmi spiegato.

Piu' piccole. L'olimpico ha una lunghezza non superiore alla J. (distanza fra liede dell'albero e strallo di prua). La tormentina e' un triangolino :-)

Grave errore. Mai togliere le vele completamente. Al massimo si mette un'ancora galleggiante a poppa ma il motore in condizioni estreme se sta spento e' meglio. Troppo poco affidabile.

soprattutto

Quando la barca fa fatica a virare (normalmente in caso di vento scarso) si fa andare a collo il genoa prima di virarlo del tutto. In pratica lo si fa gonfiare dalla parte opposta ancora con le scotte cazzate sul vecchio lato. Serve per aiutare a virare. Se tu trovassi il modo di mettere un servo che prenda il genoa a meta della base e lo tiri senza allascare le scotte potrebbe funzionare... lo dico pero' ad intuito, bisogna fare degli esperimenti.

-- Ciao da Marco m&m.

Ce l'hanno detto, con un minimo di vela la barca diventa molto più stabile, diminuisce il rollio (che non era poco) considera che c'erano onde di sei metri e pur tenendosi era molto difficile stare in piedi senza sbattere o cadere.

Ci hanno detto anche questo ma non è stato fatto (o forse non ce l'avevamo?)

Il motore serviva per tenerci lontano dagli scogli, considera che una (forse due) barche sono andate disperse quella notte, ed anche la vedetta della capitaneria se l'è vista brutta. Ad ogni onda l'elica usciva dall'acqua e girava a vuoto. Se vuoi sul mio sito c'è il racconto di quella notte -- GeCo

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"GeCo" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@uni-berlin.de...

Va bene qualsiasi cosa che galleggi...

Il motore serve a nulla in quei casi... anzi serve a finire sugli scogli nel caso che si spenga. Con un minimo di vele la barca si puo' sempre governare. La potenza necessaria ad affrontare un mare in forte burrasca la puo' avere solo la vela e nessun motore potra' essere all'altezza.

Ho letto il raccontino e devo dire che, a parte che e' scritto in maniera eccessivamente romanzata con troppi aggettivi non necessari (ma questo e' solo un mio parere estetico) mi ha un po' inquietato. Spero non me ne vorrai ma mi pare un compendio di cio' che non bisogna fare assolutamente in quei casi. Se fossi in te eviterei di fare crociere o regate con quello skipper. Prima di tutto la burrasca non la si affronta andandole incontro. La regola numero uno e di veleggiare a favore del vento con un'andatura fra lasco e il gran lasco a seconda delle situazioni ma sempre evitanto la strapoggia e sfuggendo al mare. Seconda cosa mai e poi mai rimanere senza vele. Poca, ma sempre con della tela che ti consente di manovrare come nessun motore puo' fare. Terzo l'andatura alla cappa e' una cosa precisa, non stare li col motore acceso a contrastare il mare. La si effettua con la tormentina issata e un'ancora galleggiante a poppa Quarto mai fidarsi troppo dell'elettronica e sempre avere bussola, orologio e carta nautica sotto mano per fare il punto in continuazione. Uno di coloro che stavano sottocoperta avrebbe dovuto prendere questa responsabilita'. In primis sarebbe stato impegnato invece di rimanere fermo magari paralizzato dalla paura. In pratica senza il comodo GPS avete rischiato di finire a riva o peggio sugli scogli senza nemmeno accorgervene. Scusami se sono stato duro nelle considerazioni che ho fatto. Amo il mare e so quanto pericoloso sia. Purtroppo spesso viene sottostimato ma lasciarci le penne e' un attimo. Capisco che probabilmente le condizioni iniziali non lasciavano immaginare gli sviluppi meteorologigi ma fatico a credere che non vi fossero bollettini meteo che avvisavano dell'imminente burrasca.

-- Ciao da Marco m&m.

"Marco m&m" ha scritto:

Concordo, i fatti sono autentici mentre la forma è *volutamente* romanzata, ed è scritta a caldo (pochi giorni dopo il fatto). La denuncia dell'evento da parte del comandante è molto più fredda e tecnica (sul sito non c'è ma se ti interesa posso inviartela)

Lui (lo skipper) diceva che prendendo le onde di poppa si rischiava il ribaltamento.

Mi hanno detto che rende anche più stabile la barca, però ti garantisco che sarebbe stato difficile manovrare in quelle condizioni, in pozzetto era già dura tenersi per non cadere in acqua. Grazie al motore, ad un certo punto, è stato possibile inserire il pilota automatico, così da consentire lo skipper di stare in cabina, io ero spossato, figuriamoci lui! Lo skipper era vicino alla scala in modo da poter prendere il timone in pochi secondi nei casi in cui il pilota automatico non ce la faceva a tenere dritta la barca, in quei casi le onde investivano il mascone e le botte e le oscillazioni aumentavano pericolosamente.

La nostra non era una barca da regata, avevamo solo genoa e randa, niente più, però si sarebbe potuto andare con vele ridotte.

Hai ragione, consideraperò che in quel tratto di mare non c'erano molti fari.

Non c'era questo rischio perchè si controllava la riva a vista tenendoci a debita distanza. La barca dispersa invece ci sembrava un po' troppo vicina alla costa.

Quì è il punto, da quando siamo partiti (una settimana prima) i bollettini davano QUASI SEMPRE burrasca, invece... niente! tempo splendido; nelle "famose" bocche di bonifacio abbiamo trovato addirittura la bonaccia tanto che abbiamo acceso il motore. Hai presente la storia di "al lupo al lupo"? alla fine uno non ci da più peso... Poi ad un certo punto mentre facciamo il bagno ci raggiunge un sardo a nuoto (!) apposta per dirci che è in arrivo il maestrale. Io pensavo ci prendesse in giro, il tempo era stupendo ma siamo salpati subito e dopo mezzora, all'improvviso, è arrivato l'inferno: il vento è montato in 30 secondi tanto che siamo riusciti a malapena a ridurre le vele (in seguito ammainate del tutto), dopo pochi minuti sono arrivate le onde lunghe che gradualmente si sono fatte sempre più alte.

Sicuramente non aveva molta esperienza, non fa lo skipper di professione ed aveva alle spalle solo due o tre vacanze, ma io gli sarò grato per sempre: può aver commesso qualche errore ma è riuscito comunque ad affrontare un evento di quella portata, è riuscito a darci una speranza anche nei momenti più terribili ed alla fine è riuscito a trarci in salvo mentre altre imbarcazioni non ce l'hanno fatta. Prima di quelle notte era "solo" un simpatico collega di lavoro dalla bassa statura, ma dopo è diventato per sempre il MIO capitano. Un anno fa si è licenziato ed ha scelto di imbarcarsi sui mercantili come allievo comandante (o qualcosa di simile).

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